La crisi e la psicosi collettiva

Immagine

Se è l’adolescenza il periodo in cui si vive di sogni, la crisi ci ha ringiovaniti tutti. Ormai dal 2008 migliaia di imprese sono fallite; quest’anno 50.000 diplomati in meno si sono iscritti a corsi universitari, essendo rimasta invariata la demografia; ogni mese uomini e donne a decine si suicidano nelle carceri, dilaniati da trattamenti e torture naziste.

In questa silente guerra civile, chiunque sia latore non di un ideale ma anche solo di un’ideuccia che guardi al futuro merita rispetto. Ben altro, però, è la condivisione.

Ormai una parte non minoritaria dell’opinione pubblica si informa e dibatte su internet.

Quando si cerca di analizzare, anche grossolanamente, la qualità dei temi e il tono delle diatribe che si instaurano, le conclusioni sono sconfortanti.

È bello fingersi un mondo in cui i rifiuti una volta prodotti si autodistruggono, le malattie si guariscono con riti sciamanici, i soldi non si guadagnano lavorando ma si ricevono a casa, mentre si ozia in poltrona, in banconote di piccolo taglio impilate in una ventiquattrore.

Vi sembrano pazzie? Eppure, tutte queste e molte altre fantasie sono solo una parte del microcosmo di universi paralleli in cui centinaia di persone ogni giorno si teletrasportano online.

Pestano indignati i polpastrelli inondando post demenziali di bloggers cialtroni. Fondano e supportano gruppi rivoluzionari su Facebook. Firmano sgangherate petizioni su siti acchiappatutto. Ma questi mondi sono, per quanto confortanti e languidi, semplicemente irreali.

Quando un soggetto fugge da problemi personali o conflitti inconsci irresolubili, diventa psicotico. All’inizio sembra avellersi solo ogni tanto: ne si coglie un’espressione vaga del viso, lo si scopre talvolta distratto e cogitabondo. Poi il male si conclama e, giorno dopo giorno, se ne va un pezzetto di lucidità, si perde un briciolino di autocoscienza.

Negli stadi più gravi, il distacco è totale. Deliri e allucinazioni sono solo l’acme di un lungo processo illusionistico in cui il cervello inganna la mente plasmando immagini fasulle e mischiando ricordi a sogni.

Se dalla psichiatria si passa alla sociologia, è questo che capita alle masse colpite dalla crisi.

Il denominatore comune tra sciagura privata e pubblica follia è uno: la perdita del senso di realtà.

Quella forza magnifica e a tratti odiosa che ci ancora a terra.

È vero, può impedire di elevarsi al cielo, ma ci trattiene su tutte le volte che siamo così sciocchi da tentare di seppellirci.

Sinistra, 2013: Proditoriamente

prodiChissà a cosa pensava Romano Prodi oggi in piazza Duomo iniziando il suo discorso in favore di Pier Luigi Bersani, la sua brutta copia destinata a succedergli come premier di sinistra.

Sarà stato preso dal sadismo sornione di chi, sconfitto platealmente in una prova impossibile, guarda il successivo pazzoide che vi si cimenta con malcelato gaudio?

Nella mente di Prodi si saranno affastellate le immagini che lo accompagnavano quotidianamente fino a quattro anni fa.

Immagini del suo ultimo governo – uno dei più ingessati, immobilisti e conservatori che si ricordino.  Due anni di equilibrismi politici sull’ ottovolante dell’Unione, ostaggio a ogni voto dei Mastella e dei Turigliatto. Due anni  di asfittici dibattitini sui diritti, di pantomime fiscali, di sbandate previdenziali* e sbornie clericali.

Eppure quelle immagini devono averlo abbandonato mentre,  all’inizio con voce insospettabilmente stentorea, declamava gli impegni di governo del PD, annotati in corpo 72 per poter essere letti dai suoi occhi stanchi e miopi.

L’intervento di lobotomia prefrontale sul macilento parco buoi dell’elettorato di sinistra è un macabro rituale da campagna elettorale.

Le tappe dialettiche sono ben precise e codificate. Il nostro le conosce a menadito.

Dapprima Prodi invoca “scuola, innovazione, ricerca”: una triade di collutori con cui far fare un po’ di gargarismi al popolo. D’altronde anestetizzare le gole è d’obbligo: solo così, una volta al governo, si possono cavare molari e incisivi ai gonzi che ti hanno votato a suon di consociativismi, fondi erogati a pioggia e mancate riforme.

Poi  il professore sobbolle un po’, bofonchiando qualcosa sulla necessità di  “sviluppo e lavoro”. Un’efficace endiadi, che funge da eterno Godot del politico de sinistra. Intento in genere a dispensare prebende a industrie amiche, mascherando le malversazioni col nome orwelliano di “politica industriale”; o a inventare pastoie burocratiche da leguleio medievale per impedire a qualunque folle che pur lo progetti di investire in Italia.

“Rinegoziare gli accordi con l’Europa” e “fronteggiare la Germania” sono i successivi obiettivi enunciati dello stesso Presidente del Consiglio che durante il suo primo governo rispose all’incombente impegno del Paese nell’Euro non ridisegnando la macchina dello Stato e stabilizzando la finanza pubblica, ma truccando i conti e introducendo balzelli una tantum con la complicità politica della Francia e di qualche governante tedesco di allora.

Naturalmente solo i sinistrorsi tele-imboniti o gravati da eccessiva alcolemia non scorgono in questo atteggiamento da canaglie la fonte primigenia dei nostri problemi con l’Europa e gli eurocrati. Il loop scarsa credibilità – accordi internazionali suicidi – depressione economica, così frequentemente (e a ragion veduta) imputato all’ultimo Berlusconi trae origine proprio dall’ubbia antiriformista dei governi a targa Ulivo del 1996-2001.

***

Ma perché quest’analisi sul discorso di un signore che, sogni quirinalizi a parte, non fa più politica attiva  – e a dire il vero, anche quando la faceva governando, contava poco più di nulla?

Per via della quasi perfetta omogenità tra la sinistra del 2013 e quella prodiana. E ancor più per la specularità totale tra Prodi e Bersani. Questi, mummificato com’è dalle strette antagoniste di Vendola e Monti, al momento non può sbottonarsi.

Vive gli ultimi giorni prima delle elezioni in uno stato di permanente catatonia, sbocconcellando sigari e biascicando amenità in televisione. Ma, per fortuna, è l’anziano antenato a svelarci da bravo ventriloquo le linee programmatiche di Pier Luigi.

I due Tafazzi emiliani sono l’espressione più compiuta della cultura politica del PD. Partito che al leaderismo di Berlusconi  da sempre contrappone scientemente l’evanescenza delle personalità, simbolo plastico dell’inconsistenza dei progetti e della friabilità delle idee.

*Puntualizzazione ad uso dei sinistrorsi indefessi: proprio! Di che cos’altro è figlia la così aspra riforma Fornero, se non della decisione prodiana di abolire lo “scalone” Maroni? Adesso è chiaro perché quelli del PD frignano sempre sugli esodati? Si chiama “coda di paglia”: li hanno creati loro!

Boom!

La Corea del Nord è un luogo impenetrabile al resto del mondo. Il suo assetto di dittatura orwelliana è testimoniato dagli scarsissimi reportages di coraggiosi giornalisti ma ancor più vividamente dal poco che gli stessi membri dell’Inner Party hanno l’ordine di far trapelare allo Straniero. Le rare volte che il Paese penetra nel discorso mediatico occidentale, destando talvolta anche un paio di torpide coscienze italiote, le notizie che lo riguardano restano confinate tra la pagina dell’intrattenimento e quella della cronaca politica locale.

E come potrebbe essere altrimenti? Al curioso basta visitare il sito dell’agenzia di stampa ufficiale e leggere le notizie in primo piano per piombare in una parossistica incredulità. Ecco i bambini delle elementari di Pyongyang che intonano gioiosi l’inno “Grazie, Maresciallo Kim Jong Un”; un nordcoreno in Germania che pubblica una poesia contro le sanzioni comminate dall’ONU; “figure della Repubblica Democratica del Congo e dell’Indonesia che supportano il lancio dei satelliti della Repubblica Democratica Popolare della Corea del Nord” e altre innumerevoli assurdità.

Ma, ormai da qualche anno, con regolare cadenza la zolla disperata a nord del 38° parallelo ci dà anche fatti seri di cui preoccuparci. Tutti i giornali online di oggi danno risalto alla notizia dell’ultimo test atomico autorizzato dal governo.

File Video grab from KCNA shows Unha-3 rocket launching at North Korea's West Sea Satellite Launch Site, in Cholsan countyQuando le foto dei satelliti fanno vedere le basi missilistiche o i siti di stoccaggio del materiale radioattivo, noi tutti pensiamo alla sicurezza del nostro pianeta stuprata da una manica di folli ideologi che si accaparrano l’arma più atroce che esista. Ma ci chiediamo mai qual è il costo che la dittatura infligge al suo Paese nell’inane sforzo di presentarsi forte agli occhi del  mondo?

La Corea del Nord è da decenni dominata da un socialismo reale di rapina, in cui lo Stato saccheggia e raziona a piacimento i microscopici beni dei sudditi, oltre a disporre in modo totalitario delle loro vite. La sua economica è allo sfascio, asfissiata da anni da un embargo totale interrotto solo dalle salvifiche ma ormai sempre più rare poppate di aiuti della matrigna Cina. Nelle nazioni più ricche e prospere i programmi nucleari, anche soltanto per uso civile, drenano ricchezze immense per essere attuati.

Se mai scoppierà, l’atomica di Pyongyang sarà la più cruenta esplosione della storia. La prima bomba che brillerà dell’ autocombustione di un intero popolo.

Occhio per occhio, dente per dente e un pomeriggio estivo

Se gli utenti di internet sono uno specchio fedele della società, ci si può aspettare ragionevolmente di imbattersi in sacche di estremismo. Ecco un fedele resoconto dei commenti inviati a questo post, condiviso da un mio contatto di facebook. Mi sono permesso di evidenziare in grassetto le affermazioni più succulente dell’utente G.P. Ovviamente nulla della “discussione” è stato alterato.

M.C. ha condiviso la foto di Repubblica Di Genova.

circa un’ora fa ·

  • Norvegia: Breivik uccide 76 persone e prende 21 anni.
    Usa: Un padre uccide lo stupratore della figlia e non prende nulla.
    LA MIGLIOR GIUSTIZIA CHE ESISTA..PIU’ DELLA LEGGE!!
    OGNI PADRE AVREBBE FATTO LO STESSO!!
      • M.I.L.C:  e meno male che non gli hanno dato nulla !!
         
      • G.P: in realtà per quello che penso è una buona notizia.
         
      • Roberto Croci: Segnalo una comunità dove non mancano le stesse sacrosante prese di posizione. Iscrivetevi numerosi!!! http://www.facebook.com/SiamoLaGenteIlPotereCiTemono

        Siamo la Gente, il Potere ci temono
        Ci guardiamo in giro e vediamo troppi privileggi. Questi scopeno come i maiali e…Visualizza altro
        Pagina: Piace a 6.818 persone
         
      • S.G.I: L’Italia non è il peggio..
         
      •  M.C: infatti il peggio è la norvegia
         
      •  G.P: non è una presa di posizione, ma se qualcuno stupra un bambino/a e suo padre gli taglia la gola, non la vedo un’ingiustizia o qualcosa di sbagliato
         
      • M.I.L.C:  però occhio che c’è una clausola.. il max della pena è 21 anni in norvegia ma le autorità possono prolungare il periodo di reclusione qualora fosse considerato pericoloso il soggetto in questione.. nno è una giustificazione.. io spero che gli amputino le gonadi ogni giorno u.u
         
      • M.C: E sbagliato, non deve ucciderlo. deve prendere un bastone insabbiato e penetrarlo per ore una volta al giorno per una 20ina d’anni
         
      • Roberto Croci Per G.P. : ma perché solo a lui mi scusi? Dovrebbe tagliarla anche ai genitori. In fondo hanno cresciuto un futuro stupratore.
      • Roberto Croci Ma sono sicuro che con la forza dellaggente kuesta legge ci sarà anche in Itaglia
         
      • T.M.B.A: gente se alla violenza si risponde con la violenza, non ci si distanzia dai criminali che accusiamo, moralmente parlando. E’ inaccettabile che quel padre sia stato assolto,ha commesso un omicidio dopo tutto. Il solito populismo da giustizia fai da te. E’ un balzo indietro al medioevo. Se ciò avvennisse anche in Italia chiunque si sentirebbe in diritto di farsi giustizia da solo, e vi lascio immaginare le conseguenze.
         
      • Roberto Croci Ma ke kosa dice?!? Kuesta è laggiustizzia che la Gente si Aspettano!! Basta kon kuesta Kasta del Codice Penale!! Mi dia retta, kambi idea: http://www.facebook.com/SiamoLaGenteIlPotereCiTemono

        Siamo la Gente, il Potere ci temono
        Ci guardiamo in giro e vediamo troppi privileggi. Questi scopeno come i maiali e…Visualizza altro
        Pagina: Piace a 6.818 persone
         
      • G.P: nessuno parla di giustizia fai da te, infatti il tizio ha affrontato un regolare processo poichè ha commesso un omicidio, semplicemente avrei preso la stessa decisione della giuria/giudice
         
      • Roberto Croci Dica pure la giuria. Che è composta da cittadini comuni. In questo caso da beceri e ripugnanti fautori dell’occhio per occhio dente per dente. Fortuna che in Italia la giuria nei processi è stata abolita da ben prima dell’avvento della repubblica. Altrimenti mi si drizzerebbero i capelli ad entrare in un’aula di tribunale, sapendo che il mio destino potrebbe essere sottoposto all’arbitrio di gente con le sue idee.
      • G.P: veramente si chiama democrazia…
         
      • Roberto Croci Cerchi sul dizionario alla voce “giacobinismo”. Forse potrebbe avere un’idea meno approssimata della sua distorta interpretazione di cosa sia democratico.
         
      • M.C: e si roberto, viviamo in un mondo di pene giusti e di gente che paga sempre per le proprie colpe
      • G.P: per quanto il giacobinismo sia stato deleterio ed estremamente negativo, ha aperto le porte alla fine delle monarchie assolute, il che tecnicamente ha gettato le basi per le moderne democrazie, con tutti i lati positivi e negativi del caso.
         
      • Roberto Croci Per M.C.: Nessuno ha detto questo. Ma per migliorare la situazione non serve essere forcaioli, né invocare pene naziste per chi commette crimini. Basterebbe essere puntuali e coerenti in alcune rivendicazioni basilari.
      • M.C: basterebbe legittimare al punto giusto la legittima difesa. Se io picchio a sangue un ladro in casa mia non posso essere condannato per un tentato omicidio
      • Roberto Croci Le ripropongo la domanda che ho fatto a G.P.. Perché non uccidere anche i genitori dello stupratore?
         
      • G.P: ognuno è responsabile esclusivamente delle proprie azioni. è una domanda che non è una vera domanda ma una provocazione.
         
      • Roberto Croci Bene G.P. Lei ha scoperto cosa dice l’articolo 27 della Costituzione. E’ un ottimo progresso. Adesso andiamo avanti. Se lei consentisse per legge quello che dice M.C. sopra, cioé che chiunque può ammazzare di botte un ladro che gli entra in casa anche se egli non minaccia in nessun modo la vita di nessuno, cosa succederebbe? Ci rifletta su, e ci sbalordisca coi suoi progressi.
      • G.P: se leggessi quello che scrivo invece che continuare a provocare, capiresti che in ogni caso sarebbe necessario un processo e l’accertamento della verità da parte di un giudice, e di ciò che è accaduto, invece che semplicemente bollarla come come

         giustizia sommaria.in ogni caso se entri nel domicilio di qualcuno con effrazione con l’intento di derubare, non dirmi che se non ti offrono il caffè e invece cercano di dartele sia un sinonimo di agire sbagliato.
         
      • Roberto Croci Lei finge di non capire che fuori dalla legge esiste soltanto l’arbitrio. Tutti i delitti vanno puniti. In ciascuno dei processi si accerteranno le relative verità giudiziarie, si vaglieranno le attenuanti, si esamineranno le prove a carico e quelle a favore. Ma se lei demolisce il principio che ogni abuso va sanzionato, si immette in un crinale pericolosissimo. In particolare, se ci riflettesse un attimo su, capirebbe che così si lascia a chi detiene il potere giudiziario (o quello esecutivo) la più ampia discrezionalità su che cosa vada perseguito e che cosa no.
         
      • M.C: Roberto, se fosse come dico io diminuirebbero i furti :-)
         
      • Roberto Croci E aumenterebbero gli omicidi.
         
      • G.P: il potere giudiziario è costituito con lo scopo di giudicare le azioni che vengono commesse. Deve avere necessariamente discrezionalità sulla decisione di cosa perseguire, e cosa no. E’ un potere grande quanto quello esecutivo o legislativo, ma non per questo dev’essere menomato da uno degli altri poteri , come quello legislativo ad esempio.
      • Roberto Croci Le ricordo che in Italia l’azione penale è obbligatoria per dettato costituzionale. Dunque lei vaneggia. Non c’è alcuna discrezionalità.
         
      • G.P:non ho detto che c’è discrezionalità, ho detto che dovrebbe essercene di più.
         
      • Roberto Croci A conferma ulteriore di due delle mie tesi: lei non solo vaneggia, ma tra la legge e l’arbitrio del più potente si schiera decisamente a favore di quest’ultimo.
      • G.P:senza un potere giudiziario forte esattamente quanto quello esecutivo e quello legislativo non ci sarebbe una vera democrazia. devono essere equipotenti per poter garantire la libertà dei cittadini. non mi schiero affatto a favore dell’arbitrio del più potente, è una semplice questione di bilanciamento tra i poteri.
         
      • Roberto Croci E questo che cosa c’entra con le tesi bizzarre che lei ha agitato? In tutti i paesi in cui c’è discrezionalità sull’azione penale, tale discrezionalità è esercitata dal potere politico. Si informi.
         
      • E.M: per T.M.B.A. all’art. 54: “Non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di salvare sé o altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona, pericolo da lui non volontariamente causato, né altrimenti evitabile, sempre che il fatto sia proporzionato al pericolo”.
         
      • G.P: tale discrezionalità è esercitata dal potere politico esclusivamente in posti dove non c’è una vera separazione dei poteri, infatti in italia, ad esempio, si può dire tutto, tranne che il potere giudiziario è sotto il controllo del potere politico, e di questo si sono avuti molti esempi negli ultimi anni.
        non solo: se il potere giudiziario fosse stato più forte anche in passato si sarebbe di sicuro avuto un paese migliore.se persone come Falcone, Borsellino, Caselli o Ingroia avessero avuto più potere rispetto al potere legislativo, sarebbe un posto diverso l’italia di oggi.
         
      • Roberto Croci Mi scusi, ma adesso le faccio un bel riassunto. All’inizio lei commenta positivamente la notizia per cui un omicidio avvenuto negli Stati Uniti è stato ritenuto non punibile da una giuria trascinata dal fatto che l’ucciso era uno stupratore Poi però dice che “ognuno è responsabile delle proprie azioni” (tranne chi ammazza gli stupratori, devo supporre). Poi si schiera a favore di una legislazione più stringente (e tendente alla giustizia fai da te) sulla legittima difesa. Poi dice che ci vuole discrezionalità nel decidere cosa perseguire. Poi dice che il potere giudiziario deve essere indipendente. Allora la discrezionalità a chi la facciamo esercitare, alla fata turchina? Non ci vede poi un filo di incoerenza in tutte queste sue così variegate prese di posizione?
      • G.P: assolutamente no. comegià detto se rileggi attentamente invece che continuare a provocare e a restare chiuso come una noce sulle tue posizioni forse capiresti.ognuno è responsabile delle sue azioni, e infatti il padre lo è stato avendo affrontato il giudizio in un regolare processo. la giuria ha avuto la possibilità di giudicare in piena discrezionalità la scelta del padre (da me pienamente condivisibile) di usare la legittima difesa contro l’aguzzino di sua figlia e ha deciso di non punirlo in quanto ha giudicato il suo atto regolare in quanto ha reagito ad una grave offesa (stupro) subita da sua figlia. Mai preso posizione per una legislazione più stringente orientata alla giustizia fai da te, ma semplicemente una legislazione che consenta più liberamente di difendersi dagli abusi e dalle offese che si subiscono senza per questo rischiare pene a mio avviso ingiuste.detto questo ho perso fin troppo tempo in chiacchiere e ti lascio campo libero per esporre le tue tesi di pseudo uguaglianza/giustizia che impediscono ad un rapinato o ad uno stuprato di reagire per sua legittima difesa

Sillogismi governativi: il suicidio Gheddafi

Da mesi sui media rimbalzano inviti, esortazioni, incitazioni dirette al Governo. Su provvedimenti politici da prendere? Macché: siete degli ingenui. Ovviamente, riguardo ad altre ben più nobili Missioni!

“Rivoluzionate i costumi!” “Instillate l’etica nei cittadini!” “Fateci diventare migliori!”

Attorniato da quest’esaltazione messianica, anche Monti ha ceduto. Dichiarando, più o meno, che tra i suoi compiti ci sarebbe stato anche quello di “cambiare gli italiani”.

Questi deliri non sono nuovi. Anzi. Ricordano molto da vicino certe tesi sostenute dagli esponenti del governo Berlusconi. Ricordate? Dicevano che gli arresti di mafiosi, i sequestri di beni, la confisca di aziende colluse, erano meriti dell’esecutivo. Di più. “Visto che in questi anni la lotta alla mafia ha avuto risultati eccezionali, questo governo è quello che più si è battuto contro la mafia”, sbraitavano.

Bene. Seguono 5 semplici proposizioni che hanno la stessa forma logica: se in un Paese avviene A, è l’azione del Governo a causare A. Anche se A non è neanche pallidamente imputabile a un effetto di qualsivoglia politica pubblica.

Ecco qui le 5 scomode verità che, con elettrizzante continuità, i Governi italiani ci permettono di scoperchiare:

1) Richard Nixon è sbarcato sulla Luna (si sa, ogni tanto fa bene una gita fuori porta)

2) Giuseppe I di Portogallo ha innescato il terremoto di Lisbona del 1755 (eh, signora mia, le fagiolate di una volta …)

3) Nichi Vendola ha ucciso Sara Scazzi (che l’improvvida ragazzina abbia assistito ad un suo comizio?)

4) Margaret Thatcher ha scritto e cantato “London Calling” (è l’arte al potere)

5) Gheddafi si è suicidato

Rosy Bindi: un bluff con la Carta più alta

Sabato scorso l’assemblea nazionale del Pd ha approvato un documento sui diritti. Per camuffare il completo disaccordo tra le “diverse anime” del partito, il testo è stato adeguato alle più disparate sensibilità con arzigogoli, voli pindarici, periodi imbevuti di burocratese. Il documento appare così variamente interpretabile da chiarire l’intenzione degli estensori. Hanno lasciato spazio a molte più “anime” delle stesse anime dei membri del Pd (chissà mai qualcuno ne avesse una di scorta cui non vuole rinunciare).

Ciò che è ancor più sorprendente, 38 delegati hanno votato contro! Ci vuole davvero coraggio, a votare contro il nulla.

Particolare rilievo, nell’isteria mediatica estiva, è stato dato alla questione delle unioni gay. Il chiarissimo documento del Pd, a tal proposito, afferma solennemente:

” D’altra parte non si può ignorare che nella società contemporanea le dinamiche sociali ed economiche, da un lato, e, dall’altro, le libere scelte affettive e le assunzioni di solidarietà hanno dato vita a una pluralità di forme di convivenza, che svolgono una funzione importante nella realizzazione delle persone e nella creazione di un più forte tessuto di rapporti sociali. Per questo esse appaiono meritevoli di riconoscimento e tutela sulla base di alcuni principi fondamentali. Da un lato, nel principio della centralità del soggetto rispetto alle sue relazioni, così da riconoscere sia i diritti di ogni persona a dare vita liberamente a formazioni sociali, sia i diritti di ciascuno entro le diverse formazioni sociali. Dall’altro, nel principio del legittimo pluralismo, che implica il riconoscimento dei diritti e dei doveri che nascono nelle diverse formazioni sociali in cui può articolarsi la vita personale affettiva e di coppia.
 
Tale riconoscimento dovrà avvenire secondo tecniche e modalità rispettose, da un lato, della posizione costituzionalmente rilevante della famiglia fondata sul matrimonio ai sensi dell’art. 29 Cost. e della giurisprudenza costituzionale che anche recentemente ne ha dato applicazione, dall’altro, dei diritti di ogni persona a realizzarsi all’interno delle formazioni sociali, che si declinano oggi in un orizzonte pluralistico secondo quanto espresso dalla Corte Costituzionale: «per formazione sociale deve intendersi ogni forma di comunità, semplice o complessa, idonea a consentire e favorire il libero sviluppo della persona nella vita di relazione, nel contesto di una valorizzazione del modello pluralistico. In tale nozione è da annoverare anche l’unione omosessuale, intesa come stabile convivenza tra due persone dello stesso sesso, cui spetta il diritto fondamentale di vivere liberamente una condizione di coppia, ottenendone – nei tempi, nei modi e nei limiti stabiliti dalla legge – il riconoscimento giuridico con i connessi diritti e doveri» (138/2010). Il PD, auspicando un più approfondito bilanciamento tra i principi degli articoli 2, 3, e 29 della Costituzione, quanto in specie alle libere scelte compiute da ciascuna persona in relazione alla vita di coppia ed alla partecipazione alla stessa, opera dunque per l’adeguamento della disciplina giuridica all’effettiva sostanza dell’evoluzione sociale, anche introducendo, entro i vincoli della Costituzione e per il libero sviluppo della personalità di cui all’art. 2, speciali forme di garanzia per i diritti e i doveri che sorgono dai legami differenti da quelli matrimoniali, ivi comprese le unioni omosessuali.” (art. 5.5. commi 2 e 3, Documento finale del Comitato Diritti del Pd)

Dunque, se qualcuno è riuscito a sopravvivere a cotante enunciazioni, il Pd vuole (forse) le unioni civili tra conviventi anche omosessuali – ci si scorda sempre di dire che la grandissima maggioranza della platea interessata sarebbero coppie eterosessuali.

Rosy Bindi, presidente del Pd e principale esponente della sua ala cattolica, ha recentemente dichiarato, per suffragare l’annacquatissima soluzione prospettata dal documento di cui sopra, che il matrimonio gay non avrebbe potuto essere deliberato in ogni caso perché sarebbe incostituzionale. Il che è falso.

“La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio.

Il matrimonio è ordinato sull’eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell’unità familiare.” (art. 29, Costituzione della Repubblica Italiana)

Non serve essere giuristi. Basta saper leggere. C’è forse scritto che la famiglia è fondata sul matrimonio eterosessuale? No.

Ancora. Il 15 marzo, con la sentenza 4184, la Corte di Cassazione, in merito alla richiesta di validazione di un atto matrimoniale tra due omosessuali italiani sposatisi all’Aja nel 2002, scrive:

” [...] il fatto che il matrimonio, sebbene ricopra un ruolo centrale nel sistema normativo che disciplina i rapporti di famiglia, non sia “definito” dalla Costituzione, né dal Codice Civile e neppure dalle leggi speciali che nel tempo hanno regolamentato l’istituto, deve indurre l’interprete [i giudici stessi, ndA] chiamato ad individuarne il contenuto essenziale ad un’attenta considerazione della evoluzione che l’istituto possa avere avuto nel costume sociale [...] compete al legislatore dare attuazione, nelle forme che risulteranno conformi alla volontà parlamentare, quale espressione delle istanze provenienti dalla società, all’interno della quale è già da tempo presente il dibattito sull’argomento“ 

Capito Bindi? Il matrimonio non glielo validano perché non è nell’ordinamento. Se non sei d’accordo sui matrimoni gay, meriti comunque il mio rispetto (e non sai quanto mi costi dirlo). Ma almeno non inventarti fregnacce. Non schermarti dietro la Costituzione per giustificare il tuo essere bacchettona. Noi italiani la leggiamo, la Costituzione, anziché citarla a sproposito. Non ci infinocchi.

Più Stato, più meglio!

In questo momento storico in Italia almeno su una cosa siamo tutti d’accordo. Lo Stato, globalmente parlando, fa male il suo lavoro.

Culture politiche diverse hanno idee diverse su quale debba essere il ruolo dello Stato: per un socialdemocratico, deve essenzialmente redistribuire il reddito ai cittadini meno abbienti; per un liberale, deve essenzialmente assicurare che tutti i cittadini rispettino i diritti elementari; per un marxista, deve essere lo strumento di realizzazione della futura società senza classi; eccetera eccetera.

Ora, ci sono alcuni fatti lapalissiani.

1) Lo Stato redistribuisce male il reddito: eroga servizi di cattiva qualità che costano molto (altrimenti da dove l’enorme stock di debito pubblico?), chiedendo in cambio al cittadino (onesto) di pagare molte molte tasse.

2) Lo Stato esegue male i suoi compiti di tutela dei diritti fondamentali. Vogliamo iniziare a parlare della giustizia?

3) In conseguenza del punto 1, a pagare tutto ciò, oltre alle future generazioni (è il debito pubblico, baby!), sono perlopiù i lavoratori dipendenti. O, se vogliamo usare un po’ di retorica vendolian-bertinottiana, gli “ultimi”, i “poveri”, eccetera eccetera.

Adesso mi si spieghi una semplice cosa. Perché da tutte le parti si invoca più Stato, più spesa pubblica, quindi più sprechi?